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3 ragioni per cui non accettiamo pagamenti in Bitcoin

In un momento in cui tutti tornano a parlare di Bitcoin, che ha compiuto il suo undicesimo anno di vita ed ha un valore di scambio di ben 8.400 Euro, dopo varie impennate e tonfi, ci teniamo a dirvi il perché noi sul Bitcoin restiamo scettici.

Mentre ci sembra interessante la tecnologia blockchain che è alla base delle criptovalute, con applicazioni utili in campo finanziario e non solo,  ci appassiona l’evoluzione tecnica delle criptovalute, vogliamo muovere alcune critiche nei confronti del Bitcoin.

La prossima volta che qualcuno ti dice di correre ad acquistare i Bitcoin, rifletti bene su questi tre punti:

 

1. Il Bitcoin è una moneta stabile?

Tecnicamente non è neanche una moneta. Infatti non ha corso legale, ovvero non è riconosciuta ufficialmente come moneta dalle banche centrali. I bitcoin si possono scambiare solo tra soggetti privati che concordano nell’utilizzarli per effettuare una transazione. La volatilità del valore del bitcoin è altissima e si tratta di uno strumento altamente speculativo, ovvero rischioso, per chi volesse realizzare dei guadagni scommettendo sulla crescita del suo valore. Il valore del bitcoin dipende solo dalla sua richiesta e non esiste un organismo centrale di regolazione del  suo mercato, poiché la criptovaluta ha una natura decentralizzata, a partire dal metodo di creazione. Per questo ci riferiamo al Bitcoin con il termine “moneta decentralizzata“. Non ci limitiamo a chiamarlo semplicemente “moneta virtuale” o “moneta digitale”, poiché la maggior parte della massa delle valute tradizionali, nei conti delle banche non esiste fisicamente ed ha una natura digitale, ovvero numeri nelle memorie di computer.

 

2. Il Bitcoin è eticamente OK?

Comprando bitcoin non stai contribuendo a nessun valore, stai solo partecipando a quello che ancora oggi è una gigantesca corsa speculativa. Che tu sia un entusiasta che ha riposto le sue speranze di arricchimento nei Bitcoin, oppure un trader esperto che abbia valutato di inserire bitcoin nei portafogli più aggressivi, non puoi negare che il BTC realizza uno scenario in cui sostanzialmente non ci sono meccanismi efficaci di controllo e prevenzione delle frodi. L’anonimato dei soggetti che scambiano in bitcoin ha reso la criptomoneta uno strumento di elezione per i traffici illegali e operazioni di riciclaggio. Uno dei motivi del successo della criptovaluta è stata l’adozione da parte di evasori e organizzazioni criminali internazionali. Mediante transazioni in bitcoin si effettuano traffici di armi e droga, si pagano riscatti, si finanziano terroristi, si pagano killer su commissione, si corrompono funzionari pubblici e le Mafie riciclano i loro sporchi proventi. Si stima che il 46% delle transazioni in bitcoin sia legato ad attività illegali ( link allo studio di Sean Foley della University of Sydney Business School, Jonathan R. Karlsen della UTS Business School di Sydney, Tālis J. Putniņš della University of Technology Sydney (UTS) e Stockholm School of Economics, Riga). Ma c’è chi preferisce non pensarci o negarlo.

 

3. Il Bitcoin è sostenibile?

Produrre bitcoin, compito affidato ai cosiddetti “miner”, richiede una notevole potenza di calcolo; questo si traduce in un notevole consumo di energia, problema che non si pone o è molto ridimensionato con le transazioni elettroniche tradizionali o in altre criptovalute. Uno studio dell’Università di Cambridge citato da Forbes stima in 61,76 TWh (terawatt-ora) il dispendio energetico annuale per la produzione di Bitcoin, superiore a quello di uno stato come l’Irlanda o la Svizzera. La maggior parte dei miner si concentra nei Paesi in cui è disponibile elettricità a basso costo, come Cina e Venezuela, paesi in cui l’energia si produce in modo più inquinante, con un’impatto immediato sulla salute della popolazione locale, ma anche sulla salute dell’intero pianeta. Le fonti rinnovabili di energia sono insufficienti per sostenere il mining di Bitcoin. Potete approfondire leggendo questo studio.

 

Per le ragioni esposte in alto, che non pretendono di essere esaustive e indiscutibili, abbiamo scelto di non seguire la moda dell’accettare pagamenti in Bitcoin, che per un’agenzia web è l’occasione di promuovere il proprio brand e per apparire più aggiornata. Noi ne facciamo a meno. Preferiamo che maturino i tempi per un altcoin più evoluto e sostenibile.

I commenti saranno sottoposti a revisione prima dell’eventuale pubblicazione.

4 commenti
  1. Angelo Nolla
    Angelo Nolla dice:

    Come se non si potessero fare affari sporchi anche con le valute tradizionali.!!!1!
    E poi gli altcoin hanno bisogno del bitcoin, o saltano tutte le criptovalute!!

    Rispondi
    • admindmt
      admindmt dice:

      Grazie per il contributo trolloso. Abbiamo spiegato, in termini necessariamente molto semplici, perché non siamo tra le aziende che sbandierano il fatto di accettare pagamenti in bitcoin, cosa che sembra “cool”, ma per noi non lo è. Crediamo che gli altcoin, anche se occorre aspettare che i tempi maturino perché acquisiscano indipendenza dal BTC.

      Rispondi

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